Al tempo in cui Paganini ricevette il “Cannone” – da un certo Livron, stando a quanto si sa – correva l’anno 1802 ed egli non aveva che vent’anni. Il “Cannone”, invece, era più vecchio: ne aveva, infatti, sessanta, essendo stato costruito nel 1742. L’incontro tra il grande violinista e il grande strumento si manifestò, da subito, come perfetto. Lo strumento si adattava alla personalità di chi lo possedeva e lo suonava. La personalità stessa di Guarneri (Cremona, 1698-1744) subì, nella tradizione, un adattamento “demoniaco” che la avvicinò, in qualche modo, ad alcune leggende almeno di quelle che circolavano attorno al maestro. Si diceva che anche Giuseppe Guarneri – come Paganini – avesse trascorso periodi della propria vita in carcere e che lì, in una galera cremonese, avesse finito i suoi ultimi strumenti.
La storia della Casa Paganini ci offre lo spunto per raccontare un’altra storia, molto più antica. O, almeno, per andare indietro con la memoria storica, molto indietro, fino al tempo in cui Genova era una città assai piccola e le famiglie, divise in fazioni, si combattevano. Sulla collina di Castello, dove ora sorge la chiesa di Santa Maria di Castello, citata nei documenti a partire dal 1049, e voluta, nel suo più antico nucleo dal re longobardo Ariperto, c’era un castrum difensivo, che forse lo stesso Ariperto fece abbattere.
La Casa Paganini nasce dal restauro del monastero Santa Maria delle Grazie la Nuova in Piazza Santa Maria in Passione sulla collina di Castello da dove tra gli anni ’80 e ’90 partì il processo di valorizzazione del centro storico genovese.
Il 10 marzo 2007, a Genova, a Casa Paganini, Patrizia Conti, direttrice del Conservatorio di Musica "Niccolò Paganini", e Flavio Menardi Noguera, musicolo e direttore della Biblioteca Mediateca di Finale Ligure, hanno presentato il volume degli Atti del Convegno Internazionale dedicato a Paganini, da noi pubblicato. Un intermezzo musicale "a tema", sul Barucabà, è stato eseguito da bravissimi musicisti. Mauro Balma ci spiega, nell'articolo che segue, quale sia l'origine della parola 'Barucabà' e quale il fondamento della tradizione cui Paganini attinse.
«Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque». Comincia così, con una domanda non domanda, Gente in Aspromonte. Cinquant’anni fa il suo autore, Corrado Alvaro, moriva a Roma. Era nato sessantuno anni prima, a Reggio Calabria.
Il tono saggistico e diaristico, la necessità di stabilire, come scrive Eugenio Ragni, «un rapporto tra letteratura e vita, tra individuo e società», prima istintiva e poi progressivamente depurata «d’ogni sorta di risentimento personale o di riduttiva angolazione regionale», segna gran parte della sua produzione.