Non perché sia “un’inguaribile romantica” (o non solo): Sarà l’estate imminente, sarà la dolcezza delle prime serate calde, sarà una banalissima componente fisiologica che attiva tutta una serie di meccanismi chimico-elettrici, insomma, in questa rubrica, oggi, mi va di parlare delle … emozioni.
Si sa, piangiamo, ridiamo, proviamo gioia o rabbia (peggio talvolta invidia), ci vergogniamo, ci sentiamo più o meno felici. Ogni nostro comportamento, ogni nostro relazionarci con gli altri e a se stessi è accompagnato da risposte che il nostro corpo ci invia sotto forma di brividi, tremori, rossori, tachicardie, respiro affannoso.
Credo siano pochi i termini che, anche solo a pronunciarli, evochino un sorriso malizioso o un desiderio di riscatto come la parola “magia”.
Anche una volta passato il tempo delle favole, quando si è portati a credere ciecamente a tappeti volanti o pozioni miracolose, rimane sepolta da qualche parte dentro di noi (in una specie di antro segreto illuminato da candele e dove in pentoloni di rame resta a bollire un liquido denso e misterioso.. ) la voglia di conoscere formule segrete, incantesimi, ricette per far sì che le cose vadano come davvero si vorrebbe. I sospiri che tiriamo profondi in situazioni che ci sfuggono di mano ( e ne capitano parecchie, spenta la luce sui libri di storie da bambini..) vengono proprio da lì dentro, dalla caverna ancestrale nella quale si vorrebbe tornare per pronunciare un fatato “Abracadabra”.
Siamo alla fine di gennaio e il giorno 27 si celebrerà la “Giornata della Memoria”. Chi (malgrado tutto) ama la Storia sa anche che è costellata da massacri, stermini, da una venatura di Male che la attraversa serpeggiando sotto quegli eventi che poi si studiano e che vengono consegnati agli scritti, agli archivi, a quelle che si chiamano “le fonti”. Sulla definizione del Male si potrebbero scrivere pagine, libri, intere enciclopedie: lo si potrebbe rapportare all’ottica cristiana, lo si potrebbe analizzare filosoficamente, antropologicamente, psicologicamente. Ma se si tratta di dover semplicemente rispondere alla domanda “Cos’è il Male?”… tremano le vene e si gela il sangue anche ai filosofi con più pelo sullo stomaco, come ha scritto qualcuno.
La nostra magia d’autunno è la vendemmia: non si tratta, infatti, solo di raccogliere uva da vino, ma di una vera e propria festa che ha radici molto antiche e intreccia in sè miti e leggende. Il periodo della vendemmia, in campagna, sconvolge tutti i ritmi: ci si leva prima dell’alba, perché vanno evitate le ore più calde della giornata (altrimenti si rischiano fermentazioni indesiderate); il vigneto si popola di figure silenziose rischiarate dalla flebile luce dell’aurora, mentre i grilli ancora cantano malinconici e l’aria sa di brina della notte.
Si lavora alacremente, riponendo grappoli dorati o color mora in cassette capienti, affinché gli acini non si schiaccino.