Vicky Cristina Barcelona è un film leggero e allo stesso tempo una riflessione seria sull’amore e le sue dinamiche repentine e inafferrabili. A cospetto l’una dell’altra la generazione dei ventenni, quella dei trentenni/quarantenni e quella dei loro genitori, non tutti tali all’anagrafe. Un confronto nel confronto dal quale quasi nessuno esce vincente, malgrado la luce ora dorata ora rosata di Madrid e Oviedo, e della campagna spagnola.
Le due ragazze americane (Scarlett Johansson e Rebecca Hall), poco più che ventenni, che giungono a Barcellona per una vacanza (Cristina, S. Johansson) e un po’ per vacanza un po’ per studio (Vicky, R. Hall), sono amiche ma rispetto all’amore sono come il giorno e la notte.
In un’intervista Maria Sole Tognazzi, la regista del film, ha spiegato la genesi e la spinta del suo film: “Ho voluto raccontare una storia d’amore vista attraverso gli occhi di un uomo, cercando di buttare giù quelle barriere che tendono a vedere, come vittime di una storia, solo l’universo femminile” (28/10/2008, Intervista con mymovies.it per la conferenze stampa a Roma). È centrale il rapporto tra Roberto (Pierfrancesco Favino) e le due protagoniste femminili: Sara (Ksenia Rappoport), presente per la prima parte e alla fine, e Alba (Monica Bellucci). Comunque, i rapporti ulteriori, fra il fratello di Roberto, Carlo, fra i loro genitori, fra Carlo e il suo ragazzo, fra la Dottoressa Campo e il suo ex-marito, costruiscono insieme un film d’amore in molte forme.
Treviso mai vista: La sconosciuta di Giuseppe Tornatore (Italia, 2006)
Scritto da Laura Orsi
lunedì 20 novembre 2006
Soggetto, sceneggiatura e regia: Giuseppe Tornatore
Interpreti: Xenia Rappoport (Irina); Claudia Gerini (la madre); Pierfrancesco Favino (il padre); Piera degli Esposti (la tata); Alessandro Haber (il portiere)
In meno di una settimana ho avuto occasione di vedere al cinema due film di ambientazione veneta, per la precisione trevigiana: Signore e signori, Buonanotte (1965), di Pietro Germi (recentemente uscito in DVD), terzo film della trilogia “di costume”, genere commedia all’italiana, inaugurata da Divorzio all’italiana (1961), che al genere diede il nome, e La sconosciuta di Giuseppe Tornatore, reduce dal successo conseguito al Festival di Roma, dove è stato premiato nella sezione “Première”.
Giordano, abbigliato con una strana armatura e un elmetto della seconda guerra mondiale sia aggira cauto per un prato con in mano un bastone sottile, una sorta di canna da pesca, con all’estremità una calamita. Da lontano lo seguono alcuni bambini urlanti, pronti a buttarsi a terra a un segnale. Poi lo scoppio. Questa è la prima scena del film “La seconda notte di nozze” scritto e diretto da Pupi Avati.
Giordano fa saltare le bombe inesplose della guerra appena conclusa, lo fa da quando vide una bambina di nove anni saltare su una mina mentre giocava con la sua bicicletta.
La sua è quasi una missione, infondo non ha molto da perdere e poi solo un pazzo come lui potrebbe essere così incosciente da correre quei rischi. La sua è una vita che conta meno delle altre: Giordano è stato in manicomio e si porta ancora dietro i segni di quelle “malinconie che i professori non sono riusciti a curare nemmeno con la scossa”.