Barbari lo erano entrambi. I Merovingi e i Carolingi. Era quello il tempo in cui essere barbari significava innanzi tutto parlare una lingua incomprensibile – evidentemente era una parola che nasceva dall’interno della romanità e che si volgeva all’esterno, indicando quanto fosse minaccioso ed estraneo. Già i Greci l’avevano usata in tal senso. I cosiddetti barbari, a quel tempo, parlavano dialetti germanici ed erano, a cominciare da questa caratteristica linguistica, elementi estranei alla romanità; erano "non romani".
Il problema storico del Medioevo merita di essere trattato nella dovuta maniera. Occorrono, dunque, alcune premesse metodologiche, alcune delle quali certamente in contrasto con l’approccio manualistico, tipico della scuola. Un grande storico, Roberto S. Lopez, professore alla Yale University, ad Harvard, al Collège de France e all’Università di Tel Aviv, autore di un celebre libro sulla nascita dell’Europa, ha messo in luce quanto il termine stesso "medioevo" risenta di un’insensatezza di fondo.
Piuttosto che descrivere un periodo della storia durato vari secoli ed entrare nel merito di minuti dettagli, un metodo praticabile, specialmente a chi sia vincolato a un certo uso della sintesi, è quello di avvicinarsi ai caratteri originali. Cioè di descrivere un periodo storico a partire dai tratti salienti che lo caratterizzarono, mettendolo in luce e distinguendolo – da alcune idee, da alcune invenzioni. Si ricorderanno poi, specialmente per giustificare quanto si è rilevato, i fatti principali che lo hanno contraddistinto, ma saranno piuttosto una sorta di contrafforte rispetto a quanto sarà già stato rilevato e discusso sul piano delle idee e dei comportamenti.