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Programma delle conferenze Le schede Alcuni approfondimenti: |
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Perché l’orizzonte di Genova? L’idea di lavorare sul tema dell’orizzonte di Genova mi è venuta - lo confesso - quando avevo già cominciato alcune sparse ricerche, disordinate, come spesso mi accade e come forse è nella mia inclinazione far accadere. Avevo cominciato con un approccio tutto sommato simile a quello cui sono giunto, ma non così fermamente delineato, non così chiaro. Al principio mi aveva attratto l’idea del confronto. Da Genova ero partito per la curiosità di comprendere meglio la storia del luogo in cui sono nato e fin qui sono anche vissuto. E, dal momento che i Genovesi sono stati grandi viaggiatori, ecco un altro elemento a riempire un vuoto nel mosaico che si andava formando: il viaggio sarebbe stata la dimensione mobile del confronto; il viaggio sarebbe stato quella porzione di energia che occorre aggiungere all’idea del confronto per trasformarlo in racconto. Ovvero, in occasione di confronto. La mia tesi di dottorato sul vecchio e sul nuovo nella letteratura italiana della prima metà del Seicento doveva essere uno studio di storia delle idee - insieme a quello stuio di storia della letteratura che era, nascendo e sviluppandosi, anche per forza di cose, in quella direzione. L’ho compreso nel momento in cui, chiudendo il lavoro della tesi, mi sono rimasti tra le mani tanti ritagli di lavorazione. Pezzi di idee, lembi di immagini, piste da seguire, abbozzi di ricerche. Numerose suggestioni, fra l’altro. Ne nascono diverse dalla lettura dei testi, ripetuta a distanza di tempo. Avevo letto il trattatello di Paolo Interiano sulla vita e sul costume dei Circassi e l’avevo lasciato da parte sullo scaffale di una libreria. Per la verità, l’introduzione di Aldo Manuzio mi aveva colpito anche di più. Insomma, mi era venuto da chiedermi chi fosse questo genovese, questo mercante e governatore di città, questo Giorgio Interiano, che aveva chiesto al Manuzio di riscrivere magari le sue frasi, poiché non si intendeva di bellezza del periodo, ma di preservare la verità dei fatti, delle "cose", che aveva narrato per aver visto. Insieme a Giorgio Interiano, prevalentemente con la lettura delle Navigazioni e viaggi di Giovambattista Ramusio, emergevano altre figure di uomini che avevano esplorato il mondo e avevano cercato di interpretarlo. Ecco, infine, l’orizzonte di Genova è il limitare dell’interpretazione; il luogo intermedio, non completamente definito, in cui non splende ancora la luce del sole e ci si fa avanti con l’ausilio della luce di una lucerna. L’indagine sui viaggi dei Genovesi - non del tutto geografica, non del tutto storica, non del tutto etnografica e antropologica - è diventata una ricerca sulla loro cultura. Sullo "strumentario" che si portavano appresso affrontando l’alterità, la diversità, la lontananza, l’estraneazione. Tema tanto più ambizioso e ricco di significati se si comincia a leggere e a soppesare, con i dovuti pesi e le dovute misure. Così dovrebbe essere, dopo il terreno incerto e i vacillanti passi delle prime pagine. Tutti ugualmente, questi Genovesi che viaggiano, sono uomini di fronte all’ignoto eppure osano. E scrivono pochissimo di se stessi, molto meno dei veneziani e dei fiorentini. Talvolta, come è accaduto per Paolo Centurione e per Antoniotto Usodimare, al loro posto, per loro, hanno scritto gli altri: il veneziano Ramusio, l’altro veneziano Paolo Giovio o Antonio Cadamosto...
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