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Dopo
gli articoli sui Carolingi e sui Merovingi che li precedettero ,
riprendiamo il "filo" della storia europea seguendo la
restaurazione e la rapida disgregazione dell'idea dell'impero
universale. Carlo Magno rinventò l'impero, ma con quanta
consapevolezza lo fece? E, dopo di lui, che ne fu dell'impero? Le
incertezze di suo figlio e le dispute dei tre nipoti avrebbero
condotto, nell'arco di due generazioni, a una suddivisione
dell'impero. Esso tornava, dunque, ad essere un'idea, ben viva
nell'immaginazione dei chierici, ma imprendibile nella realtà.
Almeno fino a che Ottone I non sarebbe riuscito ad imporre la
propria autorità. Con lui, circa 160 anni dopo l'incoronazione di
Carlo Magno, l'impero tornava ad esistere.
Fregio
medievale
L’Italia
subì il riflesso di quanto accadeva al di là delle Alpi.
Carlo Magno fu re dei Longobardi, re dei Franchi e Imperatore.
L’accumulazione di questi titoli, assai diversi, aveva un
profondo significato politico che rende tuttavia piuttosto
difficile comprendere che cosa veramente ci si aspettasse
dalla reviviscenza del titolo imperiale.
Le parole che Carlo Magno
indirizzò al papa Leone III sembrano chiare nella presunzione
di una suddivisione di poteri: al papa spetta la preghiera
e l’autorità morale, mentre all’imperatore spetta l’azione.
L’incoronazione di Carlo fu, tra l’altro, anticipata da
uno scandalo in cui era stato coinvolto il papa, a cui una
delle due fazioni che si contendevano il potere a Roma
rimproverò una condotta scandalosa. Il papa fu salvato dall’intervento
di due missi franchi e giudicato da un tribunale che lo
assolse e lo rimise sul trono pontificio. Il tribunale fu
presieduto dal re. La strada verso l’incoronazione imperiale,
avvenuta nell'anno 800, parve spianata.
Ma che accadde in Italia? I tre
nipoti di Carlo Magno si spartirono il potere. Nonostante l’organizzazione
amministrativa sia stata, sotto Carlo Magno, piuttosto
efficiente e suo figlio, unico erede dell’Impero, Ludovico il
Pio (814-840), avesse pensato per tempo a fugare ogni dubbio
riguardo alla sua successione, designando il figlio Lotario come
suo unico successore, l’Impero andò disgregato. Lotario fu
mandato in Italia quando ancora il padre regnava; l’elezione
del papa avrebbe dovuto ricevere una conferma e sanzione
imperiale. Ludovico il Pio ritratto la suddivisione dell’Impero
nell’829. Dopo il decreto che prevedeva l’intatto passaggio
della corona imperiale e dei suoi domini nelle mani del figlio
primogenito, noto con il nome di Ordinatio Imperii,
Ludovico aveva avuto un altro figlio, dalla seconda moglie,
Giuditta di Baviera. A lui, di nome Carlo, avrebbe voluto
lasciare un regno indipendente. Questa revisione della volontà
primitiva, di integrale e intatta successione, ruppe un
equilibrio: le concessioni feudali di terre e di benefici furono
numerose per ricompensare funzionari e fedeli.
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Quando Ludovico morì (840), i
tre figli si sollevarono gli uni contro gli altri, disputandosi
l’eredità imperiale. L’impero fu spartito in tre grandi
aree e anche Lotario, il solo dei tre fratelli che invocasse la
propria legittimità al mantenimento di un dominio universale e
totale sui territori già appartenuti a Ludovico il Pio, dovette
sottomettersi alla forza delle alleanze stipulate dai fratelli.
Carlo e Ludovico si erano inoltre alleati. Nello scontro campale
che ne seguì, Lotario ebbe la peggio (battaglia di
Fontenoy-en-Puisaye, presso Auxerre, dell’841). Le condizioni
di pace furono sancite con il trattato di Verdun (843). Lotario
ebbe la sezione centrale dell’impero, una striscia di
territorio che correva in verticale dagli odierni Paesi Bassi
fino alla Provenza e di qui verso est, a comprendere l’Italia
del Nord. |
Suo fratello Carlo, detto il Calvo, ebbe la porzione
dell’Impero coincidente con l’attuale Francia e Ludovico,
che da allora fu chiamato "il Germanico", ebbe la
parte più orientale, coincidente con le attuali Germania,
Svizzera e Austria. L’Impero si dissolse, ma la sua idea, più
forte dell’istituto territoriale, continuò a durare. Forse
anche per questo l’Impero che si era sfaldato fra le mani dei
Carolingi tornò a vivere, come entità germanica, nelle mani di
Ottone I e dei suoi discendenti. Ottone I, già re di Germania,
vincitore degli Ungari, favorito dall’appoggio della Chiesa,
fu dichiarato imperatore nel 962. Quando per la prima volta
Ottone discese in Italia, richiamato dal marchese Berengario di
Ivrea, che, sconfitto da Ugo di Provenza nella competizione per
la corona d’Italia, si era rifugiato presso Ottone, vi trovò
un potere assai disgregato. Potenti marchesi, emanazione del
potere imperiale, si erano consolidatisi nel tempo ed
esercitavano il proprio potere, come su regni indipendenti, in
Toscana, a Ivrea, a Spoleto, nel Friuli; nel sud resistevano i
principati longobardi di Benevento, Capua e Salerno. Le Puglie e
la Calabria facevano parte dell’Impero Bizantino. Grazie all’appoggio
di Ottone, Berengario d’Ivrea sconfisse Ugo di Provenza e
divenne re d’Italia. Ma, in seguito, sceso per la seconda
volta nella penisola, Ottone fu, a sua volta, incoronato re. [S.T.]
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