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L'impero dopo Carlo Magno

9.9.02

(Le "pillole" di storia: perché? )

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Dopo gli articoli sui Carolingi e sui Merovingi che li precedettero , riprendiamo il "filo" della storia europea seguendo la restaurazione e la rapida disgregazione dell'idea dell'impero universale. Carlo Magno rinventò l'impero, ma con quanta consapevolezza lo fece? E, dopo di lui, che ne fu dell'impero? Le incertezze di suo figlio e le dispute dei tre nipoti avrebbero condotto, nell'arco di due generazioni, a una suddivisione dell'impero. Esso tornava, dunque, ad essere un'idea, ben viva nell'immaginazione dei chierici, ma imprendibile nella realtà. Almeno fino a che Ottone I non sarebbe riuscito ad imporre la propria autorità. Con lui, circa 160 anni dopo l'incoronazione di Carlo Magno, l'impero tornava ad esistere. 

Fregio medievale

L’Italia subì il riflesso di quanto accadeva al di là delle Alpi. Carlo Magno fu re dei Longobardi, re dei Franchi e Imperatore. L’accumulazione di questi titoli, assai diversi, aveva un profondo significato politico che rende tuttavia piuttosto difficile comprendere che cosa veramente ci si aspettasse dalla reviviscenza del titolo imperiale. 

Le parole che Carlo Magno indirizzò al papa Leone III sembrano chiare nella presunzione di una suddivisione di poteri: al papa spetta la preghiera e l’autorità morale, mentre all’imperatore spetta l’azione. L’incoronazione di Carlo fu, tra l’altro, anticipata da uno scandalo in cui era stato coinvolto il papa, a cui una delle due fazioni che si contendevano il potere a Roma rimproverò una condotta scandalosa. Il papa fu salvato dall’intervento di due missi franchi e giudicato da un tribunale che lo assolse e lo rimise sul trono pontificio. Il tribunale fu presieduto dal re. La strada verso l’incoronazione imperiale, avvenuta nell'anno 800, parve spianata. 

Ma che accadde in Italia? I tre nipoti di Carlo Magno si spartirono il potere. Nonostante l’organizzazione amministrativa sia stata, sotto Carlo Magno, piuttosto efficiente e suo figlio, unico erede dell’Impero, Ludovico il Pio (814-840), avesse pensato per tempo a fugare ogni dubbio riguardo alla sua successione, designando il figlio Lotario come suo unico successore, l’Impero andò disgregato. Lotario fu mandato in Italia quando ancora il padre regnava; l’elezione del papa avrebbe dovuto ricevere una conferma e sanzione imperiale. Ludovico il Pio ritratto la suddivisione dell’Impero nell’829. Dopo il decreto che prevedeva l’intatto passaggio della corona imperiale e dei suoi domini nelle mani del figlio primogenito, noto con il nome di Ordinatio Imperii, Ludovico aveva avuto un altro figlio, dalla seconda moglie, Giuditta di Baviera. A lui, di nome Carlo, avrebbe voluto lasciare un regno indipendente. Questa revisione della volontà primitiva, di integrale e intatta successione, ruppe un equilibrio: le concessioni feudali di terre e di benefici furono numerose per ricompensare funzionari e fedeli. 

 

Sul tema:

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Quando Ludovico morì (840), i tre figli si sollevarono gli uni contro gli altri, disputandosi l’eredità imperiale. L’impero fu spartito in tre grandi aree e anche Lotario, il solo dei tre fratelli che invocasse la propria legittimità al mantenimento di un dominio universale e totale sui territori già appartenuti a Ludovico il Pio, dovette sottomettersi alla forza delle alleanze stipulate dai fratelli. Carlo e Ludovico si erano inoltre alleati. Nello scontro campale che ne seguì, Lotario ebbe la peggio (battaglia di Fontenoy-en-Puisaye, presso Auxerre, dell’841). Le condizioni di pace furono sancite con il trattato di Verdun (843). Lotario ebbe la sezione centrale dell’impero, una striscia di territorio che correva in verticale dagli odierni Paesi Bassi fino alla Provenza e di qui verso est, a comprendere l’Italia del Nord. 

 

Suo fratello Carlo, detto il Calvo, ebbe la porzione dell’Impero coincidente con l’attuale Francia e Ludovico, che da allora fu chiamato "il Germanico", ebbe la parte più orientale, coincidente con le attuali Germania, Svizzera e Austria. L’Impero si dissolse, ma la sua idea, più forte dell’istituto territoriale, continuò a durare. Forse anche per questo l’Impero che si era sfaldato fra le mani dei Carolingi tornò a vivere, come entità germanica, nelle mani di Ottone I e dei suoi discendenti. Ottone I, già re di Germania, vincitore degli Ungari, favorito dall’appoggio della Chiesa, fu dichiarato imperatore nel 962. Quando per la prima volta Ottone discese in Italia, richiamato dal marchese Berengario di Ivrea, che, sconfitto da Ugo di Provenza nella competizione per la corona d’Italia, si era rifugiato presso Ottone, vi trovò un potere assai disgregato. Potenti marchesi, emanazione del potere imperiale, si erano consolidatisi nel tempo ed esercitavano il proprio potere, come su regni indipendenti, in Toscana, a Ivrea, a Spoleto, nel Friuli; nel sud resistevano i principati longobardi di Benevento, Capua e Salerno. Le Puglie e la Calabria facevano parte dell’Impero Bizantino. Grazie all’appoggio di Ottone, Berengario d’Ivrea sconfisse Ugo di Provenza e divenne re d’Italia. Ma, in seguito, sceso per la seconda volta nella penisola, Ottone fu, a sua volta, incoronato re. [S.T.]

 

(9.8.02)

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