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Continua
la collana degli articoli di storia e cultura. Abbiamo pubblicato
qualcosa sui
Carolingi e sui Merovingi che li precedettero ,
abbiamo scritto del nuovo assetto
che l'Europa ebbe con l'affacciarsi dei barbari . Chi visse in
quel tempo, comprese la trasformazione? sentì che qualcosa
stava profondamente cambiando?

Celebre
affresco di Simone Martini
raffigurante Guidoriccio da Fogliano (Siena, 1328 c.)
In questo breve articolo
sul Medioevo, come si era già annunciato, passiamo a indicare
alcune caratteristiche di quella società. Abbiamo già
ricapitolato alcuni fatti della storia – la caduta dell’Impero
Romano, l’invasione dei Longobardi, il potere di Merovingi e
Carolingi, che condusse Carlo Magno a restaurare il sogno mai
estinto di un impero universale –, ma ancora non abbiamo speso
molte parole per capire meglio quale fosse lo stile di vita del
tempo. C’erano i grandi capi militari barbari, che erano
diventati duces, ovvero avevano trasformato il proprio
potere militare in potere amministrativo, che avevano eletto un
proprio re, a sua volta in grado di conferire cariche e di
frazionare il proprio territorio per assegnarlo a funzionari
regi, che sarebbero divenuti feudatari. Le invasioni barbariche
comportarono per l’Europa un periodo di incredibile
depauperamento. Epidemie e carestie flagellarono le popolazioni,
rendendo deserte le campagne e le città. Dalle campagne le
popolazioni rurali si riversavano in città, nella speranza di
trovare altre forme di sussistenza, maggiore tutela e migliori
equilibri economici. L’inurbamento delle popolazioni rurali fu
un fenomeno vastissimo e protratto nel tempo. Le città
assunsero connotati propriamente medievali, differenziandosi da
quelli precedenti, romani, attorno al VIII secolo, ma l’indicazione
è assai generica.
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Gli eremiti esistevano già dai
primi secoli del Cristianesimo e corrispondevano a una visione
combattiva della fede, volta al proselitismo e al rifiuto dei
beni materiali. Se l’eremitismo si diffuse soprattutto in
Oriente, l’Occidente conobbe il cenobitismo: i religiosi si
unirono in comunità, sottoposte a una regola. Fondatore celebre
di una regola monastica fu Benedetto da Norcia, che, abbandonata
la vita da eremita, fondò, con alcuni monaci suoi seguaci il
monastero di Montecassino. La regola fu improntata alla
discrezione e all’organizzazione dei compiti e del tempo. I
monasteri furono in questi secoli centri di cultura, di
tradizione del sapere, di ordine e di regolarità senza eguali.L’economia, in un periodo di
rese agrarie bassissime, dipendeva in grande parte dal bosco.
Tutta l’Europa era occupata da macchie boschive assai ampie, a
margine delle quali l’uomo si dedicava all’allevamento e all’agricoltura
(si badi che anche quest’ultima derivava, in un certo senso,
dal bosco, poiché ardendo gli alberi si concimava il terreno,
si creavano nuove radure atte alla coltivazione, ecc.). Il
bosco, inoltre, alimentava gli animali che servivano all’uomo
per il lavoro dei campi.
Non era conosciuta la tecnica
della rotazione agricola e non fu sviluppata efficientemente
fino al IX secolo. I campi dovevano essere abbandonati per
consentire alla terra di ritrovare la propria fertilità. Come
maggese potevano essere usati a pascolo. Il ciclo triennale
(cereali d’inverno il primo anno, cereali di primavera il
secondo, riposo il terzo) permetteva di ridurre le superfici a
maggese, quindi di migliorare la resa agricola dei campi,
sostanzialmente aiutata anche dall’introduzione di alcune
"invenzioni", messe a punto in questo periodo: il
miglioramento dell’aratro, le ferrature dei cavalli, il
collare rigido appoggiato alla spalla invece del pettorale che
soffocava l’animale, il mulino ad acqua, ecc. Per quanto
frastagliata sotto molteplici aspetti, sottoposta al continuo
flagello delle malattie e delle guerre, la società medievale,
come si vede, fu tutt’altro che statica e priva di estro
inventivo. [S.T.]
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