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Luigi IX, il re santo 
13.07.02

(Le "pillole" di storia: perché? )

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Miniatura raffigurante re Luigi IX,
 il Santo

Se, girovagando per gli spazi aperti – troppo aperti – della Camargue si arriva fino alle saline di Aigues-Mortes, c’è qui un torre. La città è fortificata, ma le mura, aperte su troppi fronti, interrotte da troppe porte, non sembrano edificate per resistere agli assedi dei saraceni. Ad un capo della città, però, c’è una torre, tozza e potente, come una fortezza. Si vede chiaramente, basta uno sguardo, che non è della stessa epoca delle mura, ma di molto precedente. E’ un faro. E anche un faro. Se si ha un’ora in più, perché passare non basta – ci si renderebbe appena conto di quanto immensamente desolata sia la campagna con le saline sullo sfondo e i cavalli bianco-sporco e i cani che gridano al vuoto – si entra nella torre per vedere una statua lignea nella prima grande sala voltata. E’ la statua di Luigi IX, re di Francia, altrimenti noto come San Luigi, che questa città e queste mura volle, come avamposto per partire di qui verso Oriente. Luigi IX ebbe da sempre, fin da quando, a soli quattro anni, si ritrovò investito della primogenitura, in seguito alla morte del fratello, Filippo (1209-1218), l’idea della crociata.  

Il nonno di Luigi IX, Filippo Augusto, era il celebre vincitore della battaglia di Bouvines (27 luglio 1214), un successo che ebbe una profonda influenza sul corso della storia francese e che sancì l’inizio di un periodo di pace – il migliore dono che un re possa fare al proprio popolo, scrive giustamente Le Goff. Ma chi era Filippo Augusto per Luigi IX?
 

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Le Goff fa una ricostruzione straordinaria di questo rapporto tra un nonno re e un nipote destinato a diventarlo, tra Filippo Augusto vincitore di grandi battaglie, celebrato quasi come un santo, e Luigi IX, che avrebbe subito anche gravi sconfitte e che santo lo sarebbe divenuto davvero. Tutto il libro che Le Goff ha dedicato a San Luigi (ci sono voluti quindici anni per scrivere questo libro... si legge nella sua densa introduzione) è straordinario. E comincia con quello che San Luigi doveva essere, perché il mondo attorno a lui era in una certa maniera; perché dal 1219 al 1223 Gengis Khan si era lanciato con le sue selvagge armate verso Ovest, soggiogando i Turchi e alla sua morte, sopraggiunta nel 1227, un impero grande come nessun altro era stato fino ad allora, fu spartito tra i suoi quattro figli. 

Dinanzi alla minaccia mongola – in Occidente si pensava al verificarsi di profezie bibliche: i mongoli venivano identificati in Gog e Magog – San Luigi disse una volta che i Francesi avrebbero resistito fino alla fine. Due cose soltanto sarebbero potute accadere, se mai i tartari fossero giunti ai confini del suo regno: o i Cristiani avrebbero combattuto strenuamente, così da ricacciare i tartari da dove erano venuti, o sarebbero caduti sotto i loro colpi e le loro anime di giusti sarebbero salite al Cielo. Era il 1241 quando San Luigi pronunciò questa frase, che si diffuse per il paese e, senza che lui lo avesse previsto, rinfrancò lo spirito dei suoi sudditi. Lo riferisce un cronista del tempo, il benedettino Matteo Paris. La storia avrebbe preso altri corsi.

 

 

(13.7.02)

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