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Il Medioevo: i caratteri originali
11.06.02

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Il mese di giugno
da le Tres belles heures del duca di Berry
dei fratelli Limbourg

Piuttosto che descrivere un periodo della storia durato vari secoli ed entrare nel merito di minuti dettagli, un metodo praticabile, specialmente a chi sia vincolato a un certo uso della sintesi, è quello di avvicinarsi ai caratteri originali. Cioè di descrivere un periodo storico a partire dai tratti salienti che lo caratterizzarono, mettendolo in luce e distinguendolo – da alcune idee, da alcune invenzioni. Si ricorderanno poi, specialmente per giustificare quanto si è rilevato, i fatti principali che lo hanno contraddistinto, ma saranno piuttosto una sorta di contrafforte rispetto a quanto sarà già stato rilevato e discusso sul piano delle idee e dei comportamenti. 

Jacques Le Goff ha dato una definizione di medioevo sterminata. Nel contempo, ha attribuito al medioevo un carattere pressoché opposto a quello che normalmente ne affligge le rievocazioni da libro di storia. Per Le Goff il medioevo – includendovi quel grappolo di secoli che si assegnano al Rinascimento – sarebbe un’epoca straordinariamente creativa.

Sul tema:

Lo spirito delle Crociate
 

Il Medioevo, ovvero l'epoca moderna

 

Tra Merovingi e Carolingi

 

Luigi IX, il re santo

 

Aspetti socioeconomici della società medievale

 

L'impero dopo Carlo Magno

 

Avignone, la seconda Roma

 

Mille e non più mille: le città, cuore pulsante dell'economia e della cultura

 

 

 

 

 

 

 

Tuttavia, tra i problemi che maggiormente affliggono il mestiere dello storico c’è quello della trasformazione di un’epoca. Cioè la spiegazione dei meccanismi, dei processi che generano una transizione tra due epoche (definendo come epoche momenti storici con caratterizzazioni assai diverse). Ha scritto Michel Banniard, autore di un’importante opera sulla Genesi culturale dell’Europa, che i secoli V-VIII furono decisivi per la trasformazione dell’Impero Romano in Europa cristiana. E già il sorgere del concetto di Europa era una notevolissima novità, destinata a durare fino ai giorni nostri. Banniard, tra l’altro, ha affrontato il suo argomento proprio da una prospettiva mista: con gli strumenti dello storico e quelli del letterato. Letteratura e storia hanno, infatti, contenuti comuni e rapporti a tal punto stretti da sospettare spesso che proseguire con le distinzioni debba alla fin fine rivelarsi arbitrario.

La pittura medievale, condannata in massima parte alla cancellazione, erosa dal tempo, aveva soggetti prevalentemente religiosi. La rappresentazione del paesaggio non aveva alcuna importanza. Città – perlopiù descritte in maniera generica – venivano poste sullo sfondo della grandi pale d’altare per affidarle, insieme al committente, alla protezione di un santo, della Vergine Maria o del Salvatore. La disposizione tipica di queste opere prevede una tripartizione, con al centro la figura mistica principale, spesso affiancata ai lati da due figure di santi ai quali veniva riservata una devozione di rango, per così dire, inferiore. Il committente del dipinto e donatore si raffigurava in basso, piccolo, in segno di umiltà, in atto di offrirsi alla protezione della Divinità o di una figura di intercessore. Anche Giotto riprese questo schema rappresentativo, diffuso per le pale d’altare, nella Cappella degli Scrovegni. Dei caratteri di quella società, da queste rappresentazioni, non sarebbe possibile trarre altro che due o tre elementi, tra cui, saliente e spiccato sugli altri, la forte intersezione tra religiose e vita laica – il denaro del mercante e del signorotto diventa offerta fatta a Dio, per mediazione di alcuni suoi ministri; il potere terreno si umilia dinanzi al Divino.


Altri caratteri, ben più chiaramente, emergono da altre pitture, più tarde. Siamo nel Quattrocento quando i fratelli Limbourg, miniatori d’eccezione, miniarono alcuni codici per un cugino del re di Francia, il duca di Berry. Eppure, nonostante la cronologia ci porti verso situazioni urbane piuttosto che feudali, l’impianto delle scene dipinte dai fratelli Limbourg fa pensare alle tre classi medievali: i contadini, i cavalieri e gli ecclesiastici. Uno dei cosiddetti "caratteri originali" del periodo è infatti certamente la divisione in classi che il Medioevo, per certi versi, inventò e che rimase invariata finché l’humus in ben più rapida evoluzione delle città contribuì a minarlo alle fondamenta. A quel punto, però la società feudale sarebbe stata assoggettata alla società urbana e diversa piega avrebbe preso il corso della storia. Basti per ora soffermarsi su due o tre elementi, sui quali sarà opportuno tornare. 

Paesaggio invernale di Breugel

Il Medioevo sorge da una situazione di declino (ma non per questo è in sé un periodo di declino). L’Impero romano di Occidente, che aveva già subito un ricambio di etnie sottile, ma evidente, che era, cioè ormai grandemente popolato da quelli che un paio di secoli prima sarebbero stati chiamati, senza dubbi di sorta, "barbari" e che allora si erano naturalizzati romani, mostrava la sua debolezza. Stava per cadere. Al momento della sua caduta, un altro potere si sarebbe imposto sull’Europa: meno armato e più morale. Quello della Chiesa. La caduta dell’Impero coincide infatti, approssimativamente e non a caso, con il completamento della diffusione del credo cristiano in tutta Europa. Quanto l’Impero fu tra le cause della formazione dell’Idea di Europa? quanto lo fu la Chiesa? Certamente vi contribuirono entrambi. Fatto sta che gli uomini che ora popolavano l’Europa erano diversi dai romani e dai popoli delle provincie, cui l’imperatore Caracalla aveva pensato di estendere, senza più differenze, la cittadinanza romana. Erano diversi e avevano un grande desiderio di recuperare la veneranda tradizione di coloro che li avevano preceduti sullo stesso suolo su cui si trovavano ora a dover rifondare una civiltà. Coniugavano lo spirito delle origini – e il loro culto – con il bisogno di riscrivere, da capo, le proprie origini. Perciò arrestarono le distruzioni. Perciò ebbero tanto rispetto per gli acquedotti e i monumenti romani. Servivano loro per inventare una parentela di cui avevano bisogno e questo rispetto, questa "invenzione", era il segno che annunciava un tempo nuovo. (continua) [S.T.]

(11.6.02)

 

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24.06.02

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