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Il mese di
giugno
da le Tres belles heures del duca di Berry
dei fratelli Limbourg
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Piuttosto
che descrivere un periodo della storia durato vari secoli ed
entrare nel merito di minuti dettagli, un metodo praticabile,
specialmente a chi sia vincolato a un certo uso della sintesi,
è quello di avvicinarsi ai caratteri originali. Cioè di
descrivere un periodo storico a partire dai tratti salienti
che lo caratterizzarono, mettendolo in luce e
distinguendolo – da alcune idee, da alcune invenzioni. Si
ricorderanno poi, specialmente per giustificare quanto si è
rilevato, i fatti principali che lo hanno contraddistinto, ma
saranno piuttosto una sorta di contrafforte rispetto a quanto
sarà già stato rilevato e discusso sul piano delle idee e
dei comportamenti.
Jacques Le Goff ha dato una
definizione di medioevo sterminata. Nel contempo, ha
attribuito al medioevo un carattere pressoché opposto a
quello che normalmente ne affligge le rievocazioni da libro di
storia. Per Le Goff il medioevo – includendovi quel grappolo
di secoli che si assegnano al Rinascimento – sarebbe un’epoca
straordinariamente creativa.
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Tuttavia, tra i problemi che
maggiormente affliggono il mestiere dello storico c’è quello
della trasformazione di un’epoca. Cioè la spiegazione dei
meccanismi, dei processi che generano una transizione tra due
epoche (definendo come epoche momenti storici con
caratterizzazioni assai diverse). Ha scritto Michel Banniard,
autore di un’importante opera sulla Genesi culturale dell’Europa,
che i secoli V-VIII furono decisivi per la trasformazione dell’Impero
Romano in Europa cristiana. E già il sorgere del concetto di
Europa era una notevolissima novità, destinata a durare fino ai
giorni nostri. Banniard, tra l’altro, ha affrontato il suo
argomento proprio da una prospettiva mista: con gli strumenti
dello storico e quelli del letterato. Letteratura e storia
hanno, infatti, contenuti comuni e rapporti a tal punto stretti
da sospettare spesso che proseguire con le distinzioni debba
alla fin fine rivelarsi arbitrario.
La pittura medievale, condannata in
massima parte alla cancellazione, erosa dal tempo, aveva soggetti
prevalentemente religiosi. La rappresentazione del paesaggio non aveva
alcuna importanza. Città – perlopiù descritte in maniera generica –
venivano poste sullo sfondo della grandi pale d’altare per affidarle,
insieme al committente, alla protezione di un santo, della Vergine Maria o
del Salvatore. La disposizione tipica di queste opere prevede una
tripartizione, con al centro la figura mistica principale, spesso
affiancata ai lati da due figure di santi ai quali veniva riservata una
devozione di rango, per così dire, inferiore. Il committente del dipinto
e donatore si raffigurava in basso, piccolo, in segno di umiltà, in atto
di offrirsi alla protezione della Divinità o di una figura di
intercessore. Anche Giotto riprese questo schema rappresentativo, diffuso
per le pale d’altare, nella Cappella degli Scrovegni. Dei caratteri di
quella società, da queste rappresentazioni, non sarebbe possibile trarre
altro che due o tre elementi, tra cui, saliente e spiccato sugli altri, la
forte intersezione tra religiose e vita laica – il denaro del mercante e
del signorotto diventa offerta fatta a Dio, per mediazione di alcuni suoi
ministri; il potere terreno si umilia dinanzi al Divino.
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Altri caratteri, ben più
chiaramente, emergono da altre pitture, più tarde. Siamo nel
Quattrocento quando i fratelli Limbourg, miniatori d’eccezione,
miniarono alcuni codici per un cugino del re di Francia, il duca di
Berry. Eppure, nonostante la cronologia ci porti verso situazioni
urbane piuttosto che feudali, l’impianto delle scene dipinte dai
fratelli Limbourg fa pensare alle tre classi medievali: i contadini,
i cavalieri e gli ecclesiastici. Uno dei cosiddetti "caratteri
originali" del periodo è infatti certamente la divisione in
classi che il Medioevo, per certi versi, inventò e che rimase
invariata finché l’humus in ben più rapida evoluzione delle
città contribuì a minarlo alle fondamenta. A quel punto, però la
società feudale sarebbe stata assoggettata alla società urbana e
diversa piega avrebbe preso il corso della storia. Basti per ora
soffermarsi su due o tre elementi, sui quali sarà opportuno
tornare. |
Paesaggio
invernale di Breugel |
Il Medioevo sorge da una
situazione di declino (ma non per questo è in sé un periodo di
declino). L’Impero romano di Occidente, che aveva già subito
un ricambio di etnie sottile, ma evidente, che era, cioè ormai
grandemente popolato da quelli che un paio di secoli prima
sarebbero stati chiamati, senza dubbi di sorta,
"barbari" e che allora si erano naturalizzati romani,
mostrava la sua debolezza. Stava per cadere. Al momento della
sua caduta, un altro potere si sarebbe imposto sull’Europa:
meno armato e più morale. Quello della Chiesa. La caduta dell’Impero
coincide infatti, approssimativamente e non a caso, con il
completamento della diffusione del credo cristiano in tutta
Europa. Quanto l’Impero fu tra le cause della formazione dell’Idea
di Europa? quanto lo fu la Chiesa? Certamente vi contribuirono
entrambi. Fatto sta che gli uomini che ora popolavano l’Europa
erano diversi dai romani e dai popoli delle provincie, cui l’imperatore
Caracalla aveva pensato di estendere, senza più differenze, la
cittadinanza romana. Erano diversi e avevano un grande desiderio
di recuperare la veneranda tradizione di coloro che li avevano
preceduti sullo stesso suolo su cui si trovavano ora a dover
rifondare una civiltà. Coniugavano lo spirito delle origini –
e il loro culto – con il bisogno di riscrivere, da capo, le
proprie origini. Perciò arrestarono le distruzioni. Perciò
ebbero tanto rispetto per gli acquedotti e i monumenti romani.
Servivano loro per inventare una parentela di cui avevano
bisogno e questo rispetto, questa "invenzione", era il
segno che annunciava un tempo nuovo. (continua) [S.T.]
(11.6.02)
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