|
Il
cortile interno
del Palais des Papes
|
Il
Rodano fa qui quasi un anello. E la città vi cresce all’interno,
tra il verde che prolifica rigoglioso sulle sponde del fiume,
circondando il Palazzo papale.
Avignone
fu città papale – viceRoma, sostituta temporanea della
città eterna – per circa settant’anni, tra il
pontificato di Clemente V (1307-14) e l’elezione al soglio
pontificio di Gregorio XI, che, pur essendo francese (si
chiamava Pietro Roger de Beaufort), decise il ritorno a Roma
(1377). Il cerimoniale riservato ai papi era ricco, complesso,
assai fastoso. Prevedeva, per esempio, che il papa, in quanto
massima autorità, detentore del sommo potere spirituale,
sedesse a mensa da solo, su un tavolo posto ad un livello
superiore a quello di tutti gli altri cardinali. Il periodo in
cui il papato rimase ad Avignone coincise con il controllo, di
fatto, dell’autorità papale da parte del re di Francia.
Anche il numero dei cardinali francesi eletti durante il
periodo della cattività avignonese aumentò sensibilmente.
Senza dubbio, già a quel tempo, secondo una tendenza che
sarebbe divenuta manifesta nel Cinquecento, il papa e la corte
pontificia erano un centro di potere e di distribuzione di
potere (sotto forma di onori, benefici, ricchezze, ecc.) di
straordinaria importanza.
|
|
|
|
Ad
Avignone la presenza del papa fece intraprendere la
costruzione dello straordinario palazzo, avvenuta in due
tempi. Vi operarono i maggiori pittori del tempo, tra cui gli
italiani Simone Martini (autore, fra l’altro, di un ritratto
perduto di Laura, la fanciulla amata da Francesco Petrarca) e
Matteo Giovannetti. Ad Avignone Petrarca, che in quegli anni
viveva a Valchiusa, conobbe Laura.
(1.5.02)
|