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Avignone, la seconda Roma
1.5.2002

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  Il cortile interno 
del Palais des Papes

Il Rodano fa qui quasi un anello. E la città vi cresce all’interno, tra il verde che prolifica rigoglioso sulle sponde del fiume, circondando il Palazzo papale. 

Avignone fu città papale – viceRoma, sostituta temporanea della città eterna – per circa settant’anni, tra il pontificato di Clemente V (1307-14) e l’elezione al soglio pontificio di Gregorio XI, che, pur essendo francese (si chiamava Pietro Roger de Beaufort), decise il ritorno a Roma (1377). Il cerimoniale riservato ai papi era ricco, complesso, assai fastoso. Prevedeva, per esempio, che il papa, in quanto massima autorità, detentore del sommo potere spirituale, sedesse a mensa da solo, su un tavolo posto ad un livello superiore a quello di tutti gli altri cardinali. Il periodo in cui il papato rimase ad Avignone coincise con il controllo, di fatto, dell’autorità papale da parte del re di Francia. 

Anche il numero dei cardinali francesi eletti durante il periodo della cattività avignonese aumentò sensibilmente. Senza dubbio, già a quel tempo, secondo una tendenza che sarebbe divenuta manifesta nel Cinquecento, il papa e la corte pontificia erano un centro di potere e di distribuzione di potere (sotto forma di onori, benefici, ricchezze, ecc.) di straordinaria importanza. 

 

 

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Ad Avignone la presenza del papa fece intraprendere la costruzione dello straordinario palazzo, avvenuta in due tempi. Vi operarono i maggiori pittori del tempo, tra cui gli italiani Simone Martini (autore, fra l’altro, di un ritratto perduto di Laura, la fanciulla amata da Francesco Petrarca) e Matteo Giovannetti. Ad Avignone Petrarca, che in quegli anni viveva a Valchiusa, conobbe Laura.

(1.5.02)

 

 

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