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Matteo
Bandello: l'"inventore"
di Romeo e Giuletta |
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Trasferitosi in Francia, dove rimase fino alla morte (avvenuta probabilmente nel 1561), Bandello fu al servizio della famiglia Fregoso, e per Ettore e Giano Fregoso, tenne interinalmente, tra il 1550 e il 1555, il vescovado di Agen. In questi anni Bandello aveva già composto una grande parte delle sue novelle, un corpus sterminato, che raddoppia il numero delle novelle del Decameron. Sono, infatti, 214 i testi che compongono il novelliere di Matteo Bandello, ultimato e dato alle stampe negli anni del soggiorno francese. Nella ristampa avvenuta presso Laterza (1910-12), a cura di G. Brognoligo, i testi del Bandello riempiono cinque voluminosi tomi. Le sue novelle sono un ritratto straordinario del suo tempo, anche per le ampie dediche che precedono singolarmente ogni racconto. Bandello si era proposto di narrare in stile quotidiano, quindi senza vezzi letterari, ma la sua prosa è tutt’altro che trascurata. Lo schema di composizione fu libero, "senza ordine veruno", per rispettare gli avvenimenti liberi e casuali di ogni giorno, senza moralismi né costrizioni di sorta. Tra le più celebri novelle del Bandello si ricorda la drammatica vicenda dei due "infelicissimi amanti" Romeo e Giulietta (II, 9), che avrebbe ispirato William Shakespeare.
(12.2.02) |
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